LA CASA DI BERNARDA ALBA
La casa di Bernarda Alba considerata dai critici come il capolavoro del poeta andaluso, oltre ad essere l’esempio perfetto di dramma rurale di sobria e cupa potenza, è un testo in chiave allegorica che non si può non definire come una storia di donne.
Racconta di Bernarda Alba, in lutto per la perdita del marito, che controlla e opprime la vita delle sue cinque figlie e della sua anziana e folle madre, costrette a vivere in un regime di quasi prigionia in osservanza di un lunghissimo periodo di lutto. La figlia maggiore, Angustias, è promessa sposa ad un uomo la cui virilità farà colpo sulla più piccola delle figlie: Adele. Un groviglio di passioni cocenti, terribili, fatali coinvolgerà lo spettatore fin dalle prime scene. La presenza/assenza dei due maschi non fa che accrescerne l’aspetto totemico, generando così quella consuetudine secondo cui l’uomo disporrebbe naturalmente e a suo piacimento della propria donna, arrivando persino a definire naturale qualsiasi suo comportamento anche violento. La casa diventa una prigione in cui si è seppelliti vivi e tutto è chiuso fuori. Sono proprio le mura domestiche, in una realtà tipicamente rurale andalusa (quella realtà che è appartenuta e in molti casi appartiene ancora oggi all’Italia), a fare da sfondo all’opera teatrale.
Uno spettacolo teatrale, questo, che dà voce alle ingiustizie, una denuncia di una mentalità antica, inadeguata, di un sistema sociale e familiare duramente patriarcale e fallocratico che si perpetua ancora oggi. Basti pensare che una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subito almeno una volta violenza fisica o sessuale, che un’alta percentuale delle vittime non ha denunciato quanto accaduto perché la tutela offerta loro dalla legge non è sufficiente; che la maggior parte delle violenze fisiche e/o psicologiche avviene proprio tra le mura domestiche.
Il testo drammatico oltre a generare una riflessione su quelle che, purtroppo, sono le disparità sociali fra uomo e donna, si pone come obiettivo ultimo quello di perseguire e rendere sempre più capillare la sensibilizzazione su temi importanti come la violenza di genere, in questo caso per indurre una forte riflessione sulla disistima che molte donne hanno di loro stesse in un ambiente domestico che non è più un luogo che protegge e accoglie, ma che imprigiona e nasconde.
Foto di Enzo Tradito