GL’INNAMORATI
Eugenia, nipote di Fabrizio, è innamorata di Fulgenzio. Ambedue sono innamoratissimi ma lei è divorata dalla gelosia, poiché è convinta che il suo amato abbia un debole per Clorinda, sua cognata. Nel frattempo, Roberto, il conte di Capua e ospite di Fabrizio, si invaghisce di Eugenia e tenta distogliere quest’ultima da una possibile unione con Fulgenzio. La protagonista, in un attimo di accesa follia, cede alle insistenze del conte promettendogli eterno amore. Fulgenzio, tenta l’estremo gesto ma si ravvede immediatamente e così anche farà in seguito la stessa Eugenia. Tutto finisce con la promessa fatta dagli sposi. La scelta di portare in scena un testo di Goldoni nasce dalla volontà di lavorare su un’opera che potesse “creare” un ponte fra un mondo ormai dimenticato e una società, quella odierna, posizionata agli antipodi. Un mondo, quello attuale, in cui la vita frenetica e cinica, concepisce il sentimento dell’amore come un qualcosa da sublimare o da pubblicizzare sui social. Ecco, l’amore geloso fra Eugenia e Fulgenzio, invece, ci mette in contatto con la nostra parte ancestrale, più profonda, fatta di semplicità e di passione, quindi di pulsione che ci permette di collocarci in una determinata dimensione spazio/temporale, dove ci sentiamo “umani”, pieni di entusiasmo e rinfrancati dalle nostre pene quotidiane. Per rendere più accessibile la nostra visione poetica della vita, si è puntato essenzialmente sui costumi che sono una contaminatio fra il passato e il presente: dai merletti alla T-shirt a rappresentare il passaggio dall’aristocrazia ormai in decadenza all’illuminismo di cui Goldoni faceva parte; dal Kimono giapponese, retaggio di quella cultura mercantile veneziana allo spolverino da donna simbolo della modernità essenziale. La scenografia, le luci e gli oggetti di scena sono scarni ma efficaci. Il barocco che lascia spazio alla contemporaneità.
Foto di Enzo Tradito